A Saione, attraverso il cibo, si può conoscere una delle civiltà più antiche del mondo.
Abbiamo incontrato Anukun Baijaiban ristoratore e proprietario del ristorante Bamboo Thai Food di via Vittorio Veneto.
Tu sei un giovanissimo imprenditore di 21 anni. Quando ti è venuta l’idea di aprire un ristorante tutto tuo, che, immaginiamo, sia la tua prima attività?
Sì, questa è a tutti gli effetti la mia prima attività. Mi è venuta l’idea di aprirla quando, guardandomi intorno, ho notato che ad Arezzo c’erano sì tanti ristoranti ma che, per quanto buoni, offrivano tutti le stesse cose: pizza, sushi, pasta, kebab. Quindi, dato che noi siamo thailandesi e mia mamma aveva già avuto esperienze come cuoca a Firenze, abbiamo pensato di far conoscere i sapori della cucina Thai anche ad Arezzo e vedere se le persone fossero interessate ad assaggiare qualcosa di nuovo e poco diffuso. Attualmente, siamo aperti da quattro mesi e, a quanto pare, sembra che sia stata una buona idea.
Ci vuole coraggio nell’aprire un nuovo tipo di attività dopo due anni di pandemia. Qui ad Arezzo siete i primi a proporre la vera cucina Thai?
Sì, siamo i primi. Ci sono dei ristoranti che tendono a fondere questi tipi di sapori con piatti della tradizione cinese o giapponese ma qui da noi è solo autentica cucina Thai. Ad esempio, prendi i classici involtini che sono in tutti i ristoranti: i nostri, a prima vista, possono sembrare uguali ma ti assicuro che a livello di gusto sono nettamente differenti. Rientrano nella cucina orientale ma il bello della cucina orientale è che di un piatto ne esistono sempre tante varianti. La cucina Thai è, ad esempio, molto speziata e, se dovessi consigliare un piatto tipico, direi di ordinare un Pad Thai, un classico street food thailandese a base di noodles di riso cucinati al wok con l’aggiunta di gamberi, carne o tofu, oltre che verdure, arachidi, spezie, succo di tamarindo o salsa di pesce.
Tu non sei nato in Italia, giusto?
Esatto, sono nato in Thailandia e vivo in Italia dall’età di 8 anni. Ormai sono più di 13 anni che risiedo qui. Ho frequentato la scuola fino alla quarta superiore poi ho smesso perché tra Covid e video lezioni non riuscivo a farmela piacere e così ho deciso di andare a lavorare. Ho iniziato a seguire mia madre a Firenze per lavoro, prendendo il treno tutti i giorni. Alla fine, per comodità, abbiamo pensato di mettere qualche soldo da parte e provare ad aprire questa attività ad Arezzo anche per motivi puramente pratici.
Come mai un giovane imprenditore di 21 anni ha scelto di scommettere su questo quartiere?
Per certi versi, la scommessa si è basata su una questione di comodità dato che abitiamo in Via Romana, al confine tra zona San Marco e Saione, poi anche perché ci troviamo davvero bene in questo quartiere. La clientela italiana che abita il quartiere ha dimostrato fin da subito moltissima curiosità e i clienti ci hanno confessato che fa davvero piacere vedere nuove attività aprire i battenti; c’è addirittura chi viene tre volte a settimana e questo, chiaramente, è per noi molto appagante. Saione è proprio come un grande paese dove la voce di una nuova apertura corre velocemente, quindi i primi a farci pubblicità sono proprio le persone che la abitano.
Che consiglio ti sentiresti di dare ai giovani come te che hanno voglia di partire con una nuova attività?
Penso che con le idee e l’opportunità di costruire un qualcosa che, secondo te, potrebbe funzionare, il mio consiglio è quello di provarci: siamo nel 2022 e ogni occasione può essere quella buona a patto che tu sia sicuro di te stesso. Magari va male, ma, almeno, ci hai provato.
