Marco Chioccioli

Una didattica attiva che si proietta nel futuro pluriculturale.
Ce la racconta Marco Chioccioli, Preside dell’Istituto Comprensivo IV Novembre.

Da quanto tempo è Preside di questa scuola?

Sono arrivato a marzo 2018 in modo un po’ irrituale perché di solito i presidi si muovono a settembre. La Preside precedente vinse un concorso e tornò nella regione dove viveva. Ho fatto un triennio completo e adesso sono alla fine del primo anno del secondo triennio (gli incarichi dei presidi sono triennali).

Come le era stato raccontato il quartiere di Saione e come si è inserito in questo contesto?

Ero già stato maestro nel 2013/2014 alla Sante Tani. Quando mi fu proposto di venire qui come Reggente conoscevo bene la realtà di questa zona. Questo istituto, come un po’ tutto il quartiere, viene raccontato con una sorta di chiaroscuro, dove spesso lo scuro prevale sul chiaro. Da dentro ci si rende conto innanzitutto che questa è una scuola; i bambini sono bambini e gli insegnanti sono insegnanti prima di essere qualsiasi altra cosa. C’è proprio un’atmosfera di normalità scolastica.
L’aspetto dell’eterogeneità e della grande presenza di bambini di famiglia straniera viene raccontato attraverso mezze verità. Sono tutte cose obiettivamente vere, perché siamo una scuola con una densità di bambini di famiglia straniera sicuramente fuori dalla norma, tant’è che ogni anno chiedo una deroga all’Ufficio Scolastico Regionale per poter accogliere tutti gli iscritti. Ma molti bambini sono nati ad Arezzo e le loro famiglie vivono in città da molti anni, sono studenti che spesso parlano in dialetto aretino. Se non ci si fa condizionare dalla narrazione esterna ci si rende conto che c’è una varietà che è davvero una ricchezza, soprattutto dal punto di vista relazionale.
Qui, nel vissuto di tutti i giorni, si impara a confrontarsi con tante storie e culture diverse. Stando insieme si crea un’abitudine spontanea a dialogare, a confrontarsi in modo aperto. Non ci sono conflitti su base religiosa o culturale, se si litiga, si litiga per motivi da ragazzi.

Quanti studenti ci sono?

L’istituto conta 800 alunni, la scuola media 250 circa. Nel tempo c’è stato un calo di iscritti e quando io sono arrivato il grosso del dimagrimento si era già concretizzato. Dispiace perché questa è una scuola che avrebbe tanto da dare.

Questo “dimagrimento” è dovuto anche alla narrazione che si ha del quartiere di Saione?

Sicuramente sì. Pesa un po’ quello che succede per strada, con persone che con la scuola non hanno nulla a che fare. I fatti di cronaca non riguardano le nostre famiglie. Ci sono state rarissime eccezioni, qualche ragazzo che magari uscito da qui ha intrapreso un percorso problematico. In quattro anni mi è capitato di fare solo due sospensioni, per sciocchezze avvenute in classe. Ovviamente succede di vedere ad esempio ragazze velate, o di sentire lingue e dialetti di tutto il mondo, ma è un’eterogeneità assolutamente positiva.

In questi giorni avete lanciato anche un progetto di restyling della scuola con l’imbiancatura e la decorazione degli spazi comuni…

Oltre a essere una scuola questa è una palestra di vita. Dovendo affrontare un calo degli iscritti abbiamo cercato sempre di riqualificare l’offerta e raccontare questa scuola per quello che è. Abbiamo introdotto cose innovative, come l’insegnamento delle scienze in inglese, abbiamo un laboratorio con la stampante 3D, insomma cerchiamo di tenere viva l’offerta. Per noi vale la pena anche puntare su uno stravolgimento dei metodi e dato che abbiamo una sovrabbondanza di spazi abbiamo pensato di far muovere i ragazzi, facendo diventare tutte le aule dei laboratori disciplinari, per cui ad esempio l’insegnante di italiano, storia e geografia avrà la sua aula, e così accadrà anche per matematica, scienze, lingue, musica, tecnologia, arte, etc.
In questo modo i ragazzi non vivranno la scuola passivamente restando fermi per cinque o sei ore, ma avranno la possibilità di muoversi, un po’ come nel modello del sistema scolastico americano.
In tutto questo progetto vogliamo coinvolgere i ragazzi, le famiglie e il quartiere. Ci sono tanti bisogni ma anche tante risposte, per questo abbiamo deciso di aprire la scuola anche al terzo settore.
Qui c’è una pluralità di occasioni per stare insieme, per passare del tempo, per vivere Saione liberamente.