Se puoi sognarlo puoi farlo: Jovannino racconta la sua nuova avventura a Saione
Massimiliano, parliamo della tua vita: da dirigente Prada all’idea di un cambiamento radicale. Come è nata questa voglia di voltare pagina?
Dal 2017/2018 avevo il tarlo di prendere il testimone del mio babbo, Giovannino, un uomo dedito al lavoro da tutta una vita. Lui, durante il periodo del dopoguerra, iniziò a lavorare come commerciante insieme ai fratelli che all’epoca possedevano alcuni terreni a Laterina: sebbene i fratelli abbiano preso poi altre strade, Giovannino ha continuato a cimentarsi sulla coltivazione e poi sulla rivendita. Quest’anno compie 80 anni, è sempre stato un uomo un po’ sulle sue, introverso ma profondamente leale; ha dedicato la sua vita al lavoro ma soprattutto ai suoi clienti. Pensa che non si è mai ritagliato un giorno di vacanza pur di soddisfarli.
Nel 1996 io sono entrato a Prada e dopo la gavetta, nel 2015, ero in piena ascesa lavorativa. Realizzai il sogno di quel momento: la gestione, in qualità di store manager, di una boutique tutta mia in via Roma a Firenze.
A Firenze…
Sì, ma già nel 2015 cominciai a sentire una chiamata; ero arrivato a essere quello che volevo, amavo il mio lavoro, però c’era qualcosa che andava fatto. Volevo diventare imprenditore di me stesso. Presentai un progetto al Comune di Laterina, dove il mio babbo possedeva un terreno per produrre il fieno per gli animali. Il Sindaco di Laterina, quando gli esposi la mia idea, non la definì un progetto ma un sogno di vita. Quella visione aveva il suo cuore nell’organizzazione di un orto dove pensionati, bambini delle scuole e ragazzi con disabilità potevano coltivare il loro pezzo di terra.
Un orto sociale quindi?
Un orto sociale, esattamente. Le persone potevano tranquillamente coltivare e raccogliere i prodotti. Avevo inserito nel progetto una proposta di raccolta dell’umido per tutto il comune di Laterina insieme alla partecipazione della cooperativa sociale Koinè come sovvenzione. Io donavo a loro lo spazio e in cambio avrei potuto sfruttare questo stesso spazio per organizzare aperitivi di sera. Tutto ciò purtroppo non è stato possibile, perché la zona di Laterina, come la parte di Ponte Buriano e Quarata, sono territori alluvionali, quindi la sovrintendenza non mi ha dato i permessi. Ma io, nonostante questo, non ho mai accantonato questo progetto. Mi sentivo di portarlo avanti perchè era qualcosa di sensazionale, non esisteva nulla del genere ad Arezzo.
E cosa è successo?
Nel 2021 mi si è presentata un’altra occasione. Un mio amico che aveva un pezzo di terra vicino al tennis club Giotto mi ha chiesto cosa potessimo fare con quello spazio. Nella mia mente è balenata subito l’idea di un progetto simile a quello che avevo avuto qualche anno prima, ma ridimensionato: 600 metri a disposizione, 250 metri di orto coltivato da me, con un chiosco, sei gazebo e un manto erboso dove tutti potevano venire e rilassarsi nella più completa tranquillità.
Arezzo, da piccola città, come ha accolto questa idea?
Partiamo dal presupposto che con il tipo di lavoro che avevo fatto e il ruolo che avevo ricoperto, le doti fondamentali di accoglienza e di ospitalità sono rimaste per me a misura di legge, e il pubblico aretino ha saputo ripagarmi con la stessa moneta, perché si è sentito come se fosse a casa. In due mesi ho raccolto circa 3.000 presenze; dopo una settimana mi sono reso conto di avere già clienti affezionati dal momento che tornavano insieme ai loro parenti, ai loro familiari.
Di sicuro non è semplice, in una realtà come quella di Arezzo, dar vita a una situazione come questa.
Il primo messaggio che il pubblico ha recepito è stato quello di un abbraccio empatico, il secondo è stata la qualità del prodotto, frutto di una profonda ricerca. Ho voluto anche dar voce a tanti produttori che purtroppo si sono trovati accerchiati e inglobati dalle grandi distribuzioni, e che fanno fatica a sbarcare il lunario.
Quindi potremmo parlare di una sorta di sostegno a catena, come un circolo che piano piano si allarga.
Sì, e il centro di questo circolo è stato proprio Giovannino: partendo da lui sono arrivato, per esempio, al pastore che produce il formaggio. Tante persone, mentre spiegavo loro il progetto, mi hanno chiesto se desiderassi puntare sulla quantità o sulla qualità. E io, senza alcun dubbio, ho risposto che mi ha sempre interessato offrire al pubblico la qualità. Per questo, ci saranno dei mesi in cui non mi potranno offrire un determinato prodotto e questo rivela un’onestà che è alla base del nostro rapporto ma anche alla base della relazione con il cliente.
Camminando per le strade di Saione, ci si imbatte nella tua insegna in via Piave: come mai la scelta di spendere denaro ed energie in un quartiere che, pur essendo bellissimo, con una storia incredibile alle spalle, a livello di pubblicità e di marketing potrebbe essere poco attraente?
Questa scelta mi è stata suggerita dal mio socio, Tiziano, che avendo aperto Officina Agile nel quartiere di Saione, esattamente in via Trasimeno 10, mi ha chiesto che cosa potessimo fare. Un altro progetto che mi ha sempre attirato era proprio quello di organizzare e strutturare un laboratorio di idee, uno spazio nel quale avere delle persone fisse, come il cuoco, il panettiere, il pasticcere e da qui poi creare un nuovo circolo con altri soggetti, tornando un po’ sempre all’idea di partenza di promuovere e richiamare altri produttori, altri lavoratori limitrofi alla città di Arezzo, dando così voce a quelle eccellenze di cui non immaginiamo neppure l’esistenza.
Dopo aver strutturato questo progetto ho frequentato Saione per qualche mese, ho passeggiato per strada, ho parlato con le persone e con i residenti tra villette residenziali stile liberty e il market del pakistano all’odore di cipolla.
Avrai pensato, positivamente: in che posto incredibile sono capitato?
Certo! È proprio questa atmosfera che mi ha incuriosito e attratto. La giornata di Jovannino Ortolab inizia alle 4.00 di mattina con il panettiere Riccardo che sforna pizzette, panini e schiacciate con le sue farine particolari, tutto il progetto è all’insegna della qualità e di uno storytelling del prodotto stesso.
A tal proposito ricordiamo anche dove siamo, nell’angolo tra via Piave e via Trasimeno con accanto lo storico negozio degli animali.
Noi addirittura foraggiamo i suoi animaletti con gli scarti dell’orto e questo è bellissimo perché si respira proprio l’aria di una comunità. Appena abbiamo aperto, tutto il quartiere ci ha accolto in maniera straordinaria, e sono commosso nel ricordare quel momento. Questo ci ha dato sempre più forza nell’immaginare altre forme di innovazione. Abbiamo capito che le persone vogliono stare con noi, e a questo scopo stiamo allestendo una saletta che fra una settimana apriremo insieme a un boulevard qui davanti. Così abbiamo contribuito a riqualificare la zona e prolungheremo il nostro orario dalla mattina alla sera con cenette sprint composte da tapas, da nostri affettati, e da sushi di carne.
Finalmente potremo dire di tornare a Saione anche per un aperitivo. Che cosa ti auguri nel futuro di questo quartiere?
Ho 50 anni, 25 dei quali li ho trascorsi in un’azienda dove contava molto saper riconoscere e saper cogliere i dettagli delle persone, sono un ragazzo passionale e quando ho conosciuto Tiziano, ho visto in lui fin da subito questa voglia di fare, questa sua intraprendenza nell’abbattere qualsiasi problema e nel trovare subito una soluzione. Questa sua dote mi ha incuriosito e alla fine mi ha portato qui, in questo ambiente frizzante, bellissimo, composto da 50 giovani altrettanto intraprendenti, dediti al lavoro, che spaziano dalla finanza all’interior design, al web marketing. Ogni persona si muove con le proprie caratteristiche, ma tutti in modo molto professionale: questa è Officina Agile, che incorpora tante realtà e tante aziende che hanno affidato la gestione del lavoro alle loro competenze. Passeggiando per il quartiere con Tiziano pensiamo al futuro e alle tante belle persone che hanno investito e investiranno e anzi, invitiamo altri imprenditori ad investire in questa zona perché è il momento giusto!
