Saione: la frontiera scomparsa raccontata dallo storico barbiere del quartiere
Da quanto tempo hai aperto la tua attività a Saione?
Era il 7 Giugno del 1989, quindi sono già 33 anni che esercito in questo quartiere anche se ho iniziato molto giovane, all’età di 16 anni, quado l’attività era in Corso Italia. Facendo un rapido conto sono quasi 50 anni che svolgo questo mestiere. Pensa, a dare il via al tutto fu mio nonno, che poi insegnò a mio padre e così via fino a me che oggi porto avanti l’attività di famiglia insieme a mia figlia Ilaria, in veste di parrucchiera, che cura tutta la clientela femminile. In sostanza i Cetica sono in attività da 100 anni!
Perché da Corso Italia hai deciso di trasferirti qui?
Mi sono trasferito nel quartiere di Saione perché cercavo un posto più grande, più spazioso. L’opportunità arrivò grazie a mio fratello che aveva questo fondo artigianale. A quell’epoca era sicuramente un’altra vita. Ho lasciato il cuore in Corso Italia, che era una zona più commerciale, per scommettere tutto su una zona più tranquilla e ai tempi meno popolata di negozi e commercianti. Al di la di tutto andò bene perché si riuscì a portare qui i vecchi clienti. Negli anni ottanta Saione era come un piccolo paese, ho delle vecchie foto dove qui, in via Trasimeno, c’era ancora un distributore di benzina.
Cosa ami di più della tua professione?
La bottega di un barbiere/parrucchiere è un po’ come un confessionale. Quando non c’era il covid i clienti passavano non solo per farsi barba, capelli e messa in piega ma anche e soprattutto per parlare, socializzare. Quasi come in un bar. Pensa, mi è capitato di servire clienti che un tempo serviva mio nonno, praticamente dei centenari.
Facciamo finta che tu debba aprire la tua attività per la prima volta oggi, nel 2022. Sceglieresti ancora Saione?
Non so se oggi aprirei ancora un’attività qui con tanta sicurezza, come nell’89, perché la zona è bella ma potrebbe essere meglio. Sono ormai 15 anni che Saione è in una fase di degrado, forse per colpa dell’inciviltà di alcuni stranieri così come di alcuni italiani, forse per la poca attenzione di chi la dovrebbe amministrare. Potrebbe sicuramente essere tenuta meglio, ma ormai la storia sembra ripetersi anche in altri quartieri della città; nel centro storico sembra che le colpe che qui imputiamo agli stranieri siano invece di italiani giovanissimi. Ognuno ha la sua, di storia.
Cosa è cambiato nel tempo?
Il commercio locale è andato scemando e sono aumentati i negozi stranieri, questo è uno dei primi cambiamenti che ho notato qui a Saione. Le ultime attività di chi come me è presente nel quartiere da anni stanno diminuendo. In via Trasimeno sono rimasto tra gli ultimi negozianti storici della via, da qualche mese ha chiuso pure un punto di riferimento come La Bottega di Wally, proprio qui accanto a me.
Come vedi Saione nel futuro e cosa rappresenta o ha rappresentato per te questo quartiere?
Ultimamente hanno fatto delle migliorie a livello di marciapiedi, piste ciclabili e attraversamenti pedonali. Potrebbe essere un punto di partenza per ridare nuova luce a Saione. Spero che nel futuro torni ad essere una zona più vivibile per tutti: aretini, italiani e anche per gli stranieri, perché alla fine anche loro ci lavorano.
Anche se non sono nato qui, ma in via Guadagnoli, per me Saione è casa e lo è da quando mi sono trasferito in via Arno. Il mio cuore appartiene a Saione, a questo piccolo paese indipendente che ancora lotta e che ho avuto il piacere di vivere fin da quando in via Trasimeno c’erano le sbarre della ferrovia che ci dividevano dal centro. Infatti vorrei invitare tutti i giovani commercianti a scommettere su questa zona, proprio come feci io ai tempi.
