Figli di Saione: quando un gruppo di teenager porta in alto il nome del quartiere che li ha visti crescere.
Ciao Alessandro, benvenuto su Zion!
Sei qui in qualità di fondatore e portavoce di Saione Mob, iniziamo quindi parlando di questa nuova realtà, di come nasce e con quali intenti.
Il progetto di Saione Mob nasce durante la quarantena, nella quale, io e il resto del gruppo, ci siamo ritrovati senza nulla da fare, in assenza di scuola, attività sportive e vita sociale. In quel periodo abbiamo iniziato a studiare qualche programma di graphic design, in particolar modo Adobe Illustrator, e di conseguenza a produrre le prime bozze grafiche e i primi capi d’abbigliamento con il brand Saione Mob, inizialmente destinati a noi stessi e a una piccola cerchia di conoscenti; quasi come ricompensa personale all’interno di un percorso dove eravamo soddisfatti anche solo di essere riusciti a utilizzare un determinato software. Con l’avvicinarsi dell’estate e l’allentarsi delle restrizioni abbiamo ripreso maggiormente a uscire, indossando proprio quegli abiti prodotti da noi con la scritta Saione Mob e da lì la gente ha iniziato a incuriosirsi e a farci domande, alimentando positivamente il mito del “quartiere di Saione”, in primis tra i nostri coetani e successivamente anche tra persone più grandi e di altri quartieri della città. Il fatto che un brand attualmente non certificato venga riconosciuto come una vera e propria linea di abbigliamento ci riempie il cuore di gioia.
Quindi possiamo dire che Saione Mob è in primis e a tutti gli effetti una linea di abbigliamento streetwear?
Attualmente sì e in particolar modo dallo scorso 22 Maggio, quando ci siamo presentati ufficialmente alla popolazione in occasione della festa del quartiere intitolata proprio Saione Mob. Quella è la data del battesimo.
Avete scelto Saione perché siete tutti originari del quartiere oppure provenite da altri quartieri e siete stati attratti dalla “fama”, purtroppo non sempre positiva, che questa zona si è guadagnata del corso degli anni?
Noi siamo proprio figli di Saione, sia io che i miei amici siamo tutti nati e cresciuti qua.
Anche nel percorso scolastico, frequentando prima la Scuola Masaccio e poi la IV Novembre. Proprio alla IV Novembre siamo stati quelli dell’ultimo anno ad avere 8 sezioni; adesso la scuola ne conta solo 4, un peccato perché è sempre stata una scuola valida. Questo mi ha fatto un po’ riflettere su quello che sento dire in giro, su quanto sia difficile vivere a Saione e di quanto sia pericoloso uscire soprattutto la sera. In realtà, noi che viviamo anche il quartiere nel dopo cena, non abbiamo mai avvertito la presenza di reali pericoli. Come ho già detto in un’altra intervista, quella microcriminalità legata allo spaccio di sostanze stupefacenti purtroppo non si trova solo a Saione ma anche in tanti quartieri più o meno grandi di tante altre città italiane e non.
Possiamo dire che il brand Saione Mob è servito anche a sdrammatizzare alcune voci che si sentono in giro e che il più delle volte vengono ingigantite dai media locali.
Esatto, anche perché il danno, oltre che d’immagine per la comunità, lo si può riscontrare anche a livello economico, ad esempio molte case non vengono acquistate o prese in affitto. C’è poco mercato proprio per colpa di certe “leggende urbane”, quando poi in realtà Saione è un quartiere molto vivibile e comodo se si pensa alla sua vicinanza con il centro città, le molte attività commerciali a portata di mano, un buona quantità d’istituti scolastici e perché no, anche bar o ristoranti che tengono viva la situazione anche con il calare del sole.
È interessante l’espressione figli di Saione, potrebbe essere il titolo di questo articolo.
Saione negli anni ‘70, ‘80 e ‘90 è stato un quartiere molto in voga; i ragazzi in quel periodo passavano le giornate al campino Arno. La vostra generazione quali luoghi frequenta all’interno del quartiere? Esisono degli spazi che meriterebbero di essere più frequentati?
Così come la generazione precedente, anche la mia frequenta molto il campino Arno, probabilmente anche per tutto il discorso dello streetwear urban e della cultura hip-hop, da cui ci sentiamo molto influenzati e che trovano la loro controparte sportiva nel gioco del basket, sport a cui gioachiamo spesso proprio nel campo situato all’interno del parco Arno.
In generale frequentiamo spesso le aree verdi di Saione, dato che ce ne sono moltissime oltre il Campino Arno. Sicuramente chi è più incline allo skate si trova a frequentare maggiormente piazza Zucchi, se pur con qualche lamentela da parte di chi abita nelle case circostanti, però ecco, io non ci vedo nulla di sbagliato, alla fine non fanno del male a nessuno e si svagano all’aria aperta, portando comunque un po’ di vivacità alla zona. E poi lo skateboard ormai è anche uno sport olimpionico!
Dalle tue parole e da quello che state facendo si percepisce un vero amore per Saione. Anche voi come alcuni abitanti e imprenditori avete come obiettivo la riqualificazione del quartiere?
Assolutamente! Certo che ci piacerebbe e parliamo spesso del sogno di attivare uno spazio o delle situazioni serali, magari anche economiche, aperte soprattutto ai giovani, senza la necessità di andare per forza in centro. Sarebbe bello trovare un fondo dove far accadere tutto questo, che il pomeriggio sia utilizzato come luogo d’incontro e la sera per concerti, dj set o altre proposte. Noi però attualmente non siamo un’associazione ma solo un gruppo informale e forse, dato che siamo “sbocciati” da poco, è un po’ precoce come obiettivo. Per il momento puntiamo a portare avanti al meglio il brand Saione Mob, farlo conoscere a più persone possibili ed essere utili come possiamo per la collettività, poi per il futuro mai dire mai.
Come rappresentante di Saione Mob ti sentiresti di lanciare un appello ai giovani che magari hanno un sacco d’idee ma tanta paura di mettersi in gioco o che si accontentano di rimanere dei semplici spettatori e non protagonisti della realtà che li circonda?
Io sono molto critico nei confronti della scuola italiana perché la vedo molto teorica e poco pratica, anche a livello di esperienze di vita. Per questo motivo dico di studiare ma di non basarsi solo su quello. Se avete un’idea in testa, un obbiettivo da raggiungere e magari anche un gruppo di persone fidate con cui realizzarlo, allora fatelo, senza badare ai giudizi di chi sa solo criticare! Noi abbiamo fatto così, non siamo partiti pensando se potesse diventare un lavoro o a quanto ci avrebbe fatto incassare, lo abbiamo fatto per il semplice gusto di farlo e fare la differenza. Credeteci!
Giustissimo!
E se qualcuno vi volesse contattare?
Abbiamo la pagina Instagram @saione_mob ma è molto goliardica, punta a prendere un po’ in giro questo senso di degrado che secondo molti aleggia su Saione. Lì ci potete contattare in direct o se volete all’indirizzo email quartieresaione@gmail.com. Con calma stiamo lavorando anche al sito web ma è una procedura che sta richiedendo abbastanza tempo, anche solo per raccogliere le foto.
Hai qualche aneddoto su Saione o su qualche suo personaggio degno di nota?
Sì, abbiamo qualche amicizia che si è connessa con la nostra realtà, ad esempio Sizan, dell’alimentari etnico che porta il suo nome, situato in via Vittorio Veneto, dove un tempo sorgeva l’iconico bar Il Pino. Molto spesso la sera, quando altre attività sono chiuse e non abbiamo voglia di andare a spendere in centro, andiamo da lui a bere qualcosa e passare la serata. Ormai è noto anche tra tutti i nostri amici. Spingiamo molto l’aggregazione sociale ed etnica tra gli abitanti di Saione. Per chiudere ti posso dire che attualmente il brand Saione Mob sta conquistando anche altre zone della città, ad esempio siamo in connessione molto stretta con il Fonterosa ed è bellissimo pensare a come tutto stia dilagando in maniera simpatica e positiva.
E allora non ci resta che dire: avanti tutta Saione Mob!
Avanti tutta!
